Gli intellettuali di tutto il mondo si riconoscono nella vergogna.
Il senso di colpa rallenta le loro parole. Esitano davanti all’inverosimile. Sui social provano a dispensare saggezza a passanti disillusi. La prova di sopravvivenza è ora alla cultura. Grava sugli uomini di pensiero l’aver permesso una pandemia, pur avendo a disposizione rapidi e completi sistemi di comunicazione. Scriveva Goethe:
comunicare l’un l’altro, scambiarsi le informazioni è natura; tener conto delle informazioni che ci vengono date è cultura
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha delineato una risposta alla pandemia attraverso una strategia sanitaria in tre fasi contemporanea: testare, trattare, tracciare [1]. La strategia è stata validata da studi matematici coordinati dal Big Data Institute dell’Università di Oxford [2] e sviluppata in una applicazione informatica del MIT [3], progettata anche con riferimento ai rischi sul trattamento dei dati (privacy by design).
Un requisito irrinunciabile è che l’applicazione sia open source. Open source indica che il codice della applicazione è aperto, può cioè essere letto (da chiunque ne abbia la capacità) in qualsiasi momento. Altri requisiti per la tutela della privacy attengono la conservazione dei dati e la loro trasmissione. Una linea guida progettuale per la app potrebbe essere quella di conservare i dati sul dispositivo e prevedere una sincronizzazione periodica degli stessi, in modo anonimizzato e con trasmissione crittografata [4].
Da diverse settimane, l’idea di una app per il tracciamento circola, in Italia, tra singoli professionisti, informatici e professori universitari. Contro di loro l’opposizione ferma dei nodata (mutazione dei novax), in nome della privacy. La normativa sul trattamento dei dati consente, in realtà, il trattamento dei dati sanitari previo consenso o per ragioni di salute pubblica. Inoltre abbiamo tutti memoria di appuntamenti su whatsapp, foto di Facebook con tag, percorsi stradali su Google maps con indicazione di tempi, parcheggi, distributori di carburante, autovelox e altri punti di interesse. Comodità che non paghiamo, ma abbiamo a disposizione in cambio dei nostri dati, ceduti per finalità commerciali. Ma ora siamo al limite! Ora dobbiamo farlo anche per la salute? Eh, no! Basta! Non possiamo più accettarlo!
Che fare? Coerentemente rinunciare ai social?
Secondo Jaron Lanier, sì. Jaron Lanier non è un neo-luddista, ma un pioniere delle ricerche sulla realtà virtuale che ha scritto saggi fondamentali sul nostro rapporto con Internet come Tu non sei un gadget, La dignità ai tempi di Internet, Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social. Una delle dieci ragioni è che “i social ti stanno facendo diventare uno stronzo” (sic!). Sia le ricerche su Internet che i social network e le loro fake news si basano sul meccanismo del bias di conferma: si tratta della tendenza a cercare solo informazioni che confermano ciò in cui crediamo, ad accettare soltanto fatti che rafforzano le spiegazioni che preferiamo e a scartare i dati che mettono in discussione ciò che già accettiamo come verità [5]. Motori di ricerca e social network raccolgono informazioni sulle nostre attività e le analizzano per instradare messaggi nei canali delineati dal bias di conferma al quale veniamo sempre più confinati, istigandoci ad odiare e combattere gli altri canali.
Se pensate che sia inaccettabile una app che traccia le persone perché in nome di una paura comprensibile viola diritti primari come la libertà, navigate il Web e scoprirete che le app di tracciamento sono di fatti adottate solo in paesi non democratici e che in realtà non si hanno prove scientifiche sulla loro efficacia, anzi…
Se invece pensate che la tecnologia sia pronta ad utilizzata contro l’epidemia, da Internet verrete a sapere che questa è l’unica soluzione promossa dalla comunità scientifica, che le preoccupazioni sui dati sono fisime prive di significato, che l’applicazione è stata adottata in alcuni stati con successo totale sull’epidemia e che, tutto sommato, ci sono aspetti positivi anche nelle dittature e forse limiti eccessivi nelle democrazie.
A quel punto saremo effettivamente diventati tutti (più) stronzi.
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Mutt